
Rainews – Crisi dei negozi di vicinato: meno 8mila in 10 anni
15 Aprile 2026
Corriere di Bologna – «In regione in 10 anni persi oltre 8mila negozi. Solo la ristorazione cura la crisi del commercio»
15 Aprile 2026la Repubblica Bologna – “Desertificazione commerciale” Quei paesi rimasti senza negozi
Uno studio di Nomisma sullaregione, intere aree rimaste senza esercizi “In città ricambioveloce macon bassa qualità”
C'è un'area collinare e montuosa che anche nella nostra regione «ha già preso atto di una desertificazione commerciale, tanto è vero che esistono alcuni Comuni senza esercizi commerciali». Poi ci sono le città medie, che sono quelle che adesso «stanno soffrendo maggiormente». E infine la città di Bologna, che soffre di meno dal punto di vista dei numeri perché le vetrine vengono sostituite con una certa rapidità, ma interroga soprattutto il decisore pubblico sulla qualità del prodotto che viene proposto».
Così Francesco Capobianco di Nomisma riassume il focus sull'Emilia-Romagna dell'Osservatorio Reciprocità e commercio locale, presentato ieri dall'istituto di ricerca di Strada Maggiore, che propone anche un "Manifesto della reciprocità" per provare a immaginare soluzioni. Perché la crisi del commercio «ha un impatto non solo economico ma anche sociale sul territorio», segnala il presidente di Nomisma Paolo De Castro.
Dallo studio emerge una fotografia complicata del comparto commerciale italiano e, quindi, anche emiliano-romagnolo. Perché negli ultimi dieci anni nella nostra regione sono spariti più di 8mila negozi di vicinato, con un calo del 9,5% che è anche peggio dell'andamento nazionale (-6,7%) e si ripete anche nella provincia di Bologna. Qui tra 2015 e 2025 i negozi spariti sono 1.482 (-8,3%), ma si contano più di mille negozi persi anche a Ferrara (-15,8%), Ravenna (-13,1%) e Modena (-8,5%), mentre è meno pesante il bilancio a Piacenza (-8%) e Rimini (-5,9%).
Ed è, fa notare Nomisma, «il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento». Questo è ben chiaro ai cittadini, visto che l'84% degli italiani ritiene che i piccoli negozi favoriscano l'economia sociale, l'81% che rendano vivi i centri urbani e il 71% che contribuiscano ad aumentare la sicurezza.
Il calo dell'8,3% dei negozi nella provincia di Bologna è comune a tutte le altre città metropolitane, a parte tre aree del Sud, cioè Napoli, Messina e Reggio Calabria che sono in aumento, mentre Milano fa segnare una contrazione più modesta (-1,3%). Ma mentre i negozi di vicinato calano, negli stessi dieci anni in Italia aumentano invece i lavoratori del commercio, con un aumento medio del 21,2%, che è decisamente sostenuto anche in Emilia-Romagna (+16,8%) e nella provincia di Bologna, dove i lavoratori aumentano del 16,6% tra 2015 e 2025. Più alti i valori di Rimini (+22,4%), Modena (+20,5%) e Parma (+20,3%), mentre gli aumenti più contenuti sono a Ferrara (+9%) e Ravenna (+9,8%).
A sostenere la crescita sono soprattutto la ristorazione — segnala Capobianco — che è trainata dal boom turistico, poi l'edilizia sostenuta dai bonus fiscali e la cura della persona dai nuovi trend post-pandemia». Più in crisi invece cultura, svago e abbigliamento, oltre che comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.
Nomisma approfodisce anche alcuni aspetti immobiliari, segnalando il fenomeno secondo cui mentre i prezzi di compravendita dei negozi sono calati in dieci anni del 13,9% nella provincia di Bologna, i canoni di affitto sono cresciuti del 2,4%. Con un andamento però tutto negativo se si prende in esame solo la città di Bologna, dove i prezzi scendono dell'8,4% e i canoni del 6,8%. Tra le prime dieci città per popolazione, solo Milano vede dati in crescita sia per prezzi (+7,6%) che per canoni (+8,9%).
