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I fringe benefit sono uno degli strumenti più concreti che hai a disposizione per aumentare il potere d’acquisto dei tuoi collaboratori senza aumentare il costo del lavoro in busta paga. Il funzionamento è semplice: entro certi limiti di esenzione fiscale, quello che eroghi ai tuoi lavoratori non viene tassato — né per te né per loro. Un euro di welfare arriva intero al collaboratore; un euro di aumento lordo in busta paga, no.
Eppure molti titolari di PMI ancora non li usano, o li usano male — spesso per paura di sbagliare, di sforare i limiti o di ritrovarsi con un conguaglio fiscale inatteso a fine anno. Capire come funzionano i limiti fringe benefit, chi ne ha diritto e come gestirli correttamente non è complicato quanto sembra. Serve solo sapere dove guardare.
Cosa sono i fringe benefit e come funziona la tassazione
I fringe benefit sono una forma di retribuzione in natura che il datore di lavoro riconosce al collaboratore, in aggiunta o in alternativa alla retribuzione monetaria. Non si tratta di regali aziendali: sono strumenti regolati dalla legge, con precise norme fiscali che determinano quando e quanto vengono tassati.
Il riferimento normativo è l’articolo 51 del TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Il principio generale è chiaro: tutto ciò che il lavoratore riceve in relazione al rapporto di lavoro costituisce reddito imponibile, indipendentemente dalla forma con cui viene erogato. Fin qui, niente di nuovo.
La parte interessante arriva con il comma 3 dello stesso articolo, che introduce una soglia di non imponibilità: entro certi limiti, il valore dei fringe benefit non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF e contributivi. Tradotto in parole semplici: fino a una certa cifra, né il lavoratore paga imposte su quanto riceve, né l’azienda versa contributi su quanto eroga.
Per chi gestisce una PMI senza un ufficio HR dedicato, questo significa una cosa concreta: puoi riconoscere ai tuoi collaboratori un valore reale — buoni spesa, rimborso utenze, telefono aziendale — senza che quel valore venga eroso dalla fiscalità ordinaria. È un vantaggio che funziona per entrambe le parti, e che non richiede strutture complesse per essere attivato.
I limiti fringe benefit:
soglie di esenzione e meccanismo a soglia
Conoscere i limiti fringe benefit non è solo una questione di compliance fiscale: è il punto di partenza per usarli bene. Per il triennio 2025-2027, le soglie di esenzione in vigore sono differenziate in base alla situazione familiare del lavoratore:
- 1.000 € annui per la generalità dei lavoratori dipendenti.
- 2.000 € annui per i lavoratori con figli fiscalmente a carico.
Per accedere alla soglia più alta, il lavoratore deve presentare al datore di lavoro una dichiarazione scritta attestante la presenza dei figli a carico, con i relativi codici fiscali. Questa dichiarazione vale per l’intero periodo d’imposta ed è necessaria per applicare correttamente il limite già in fase di erogazione dei benefit.
C’è però un aspetto che spesso viene sottovalutato: il cosiddetto meccanismo a soglia. Se il valore complessivo dei fringe benefit erogati nel periodo d’imposta supera anche di un solo euro il limite previsto, l’intero importo diventa imponibile — non solo la parte eccedente, ma tutto. Questo principio impone massima attenzione nella gestione operativa, soprattutto a fine anno o in caso di cessazione del rapporto di lavoro.
Cosa rientra nei fringe benefit:
dai buoni acquisto alle utenze domestiche
Quando si parla di fringe benefit, molti pensano subito all’auto aziendale. In realtà la categoria è molto più ampia e comprende strumenti che si adattano bene anche alle realtà di piccole dimensioni.
Tra i benefit più diffusi e facilmente gestibili rientrano i buoni acquisto multimarca e i buoni carburante, ma anche le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche (acqua, luce e gas naturale). Rientrano nel computo anche i telefoni e computer in uso promiscuo, le polizze assicurative extra-obbligatorie, oltre ai rimborsi per l’affitto della prima casa o gli interessi sul mutuo nei casi previsti dalla legge.
È fondamentale ricordare che tutti questi importi concorrono insieme al raggiungimento della soglia di esenzione (1.000 € o 2.000 €). Non esistono sotto-soglie separate per ogni tipologia: il limite è unico e si applica al valore complessivo di tutto ciò che viene erogato nell’anno.
Fringe benefit e Flexible Benefit:
due strumenti diversi, stessa opportunità
C’è una distinzione che vale la pena chiarire, perché spesso genera confusione. I fringe benefit e il welfare aziendale in forma di Flexible Benefit non sono la stessa cosa, anche se entrambi rientrano nell’articolo 51 del TUIR.
- I fringe benefit (regolati dal comma 3 dell'art. 51) consistono in beni e servizi previsti come compenso non in denaro. Possono essere assegnati anche individualmente (ad personam) a un singolo lavoratore come riconoscimento o premio, ma sono soggetti a precise soglie di esenzione.
- I Flexible Benefit (disciplinati dal comma 2 dell'art. 51) riguardano invece beni e servizi erogati per finalità di utilità sociale, istruzione, sanità integrativa, previdenza o assistenza ai familiari. Non sono retribuzione aggiuntiva al singolo e non hanno i limiti di soglia dei fringe benefit, ma per essere esenti devono essere destinati alla totalità dei dipendenti o a categorie omogenee di lavoratori.
In pratica, i due strumenti non si escludono, ma si completano. Le aziende più evolute li combinano all'interno di un piano integrato per rispondere sia alle esigenze quotidiane di spesa immediata dei dipendenti, sia ai bisogni di welfare familiare e protezione a lungo termine.
Come gestire i fringe benefit senza errori: erogazione e supporto
La gestione operativa dei fringe benefit richiede attenzione al principio di cassa allargato (i beni concessi entro i primi 12 giorni di gennaio rientrano nell'anno fiscale precedente) e ai conguagli di fine anno. Per evitare errori nel calcolo e la spiacevole sorpresa di dover tassare l'intero importo, la scelta della modalità di erogazione e della piattaforma è cruciale.
Un welfare davvero efficace deve adattarsi alle abitudini di tutti i collaboratori. Per questo le aziende possono scegliere tra diverse formule:
- Buoni cartacei, pratici per la consegna diretta in azienda.
- Buoni elettronici, interamente digitali.
- App e carte di pagamento, per un accredito del credito immediato da spendere sul territorio.
Il valore aggiunto per PMI e territorio
Un piano welfare gestito con TreCuori offre un vantaggio in più che va oltre il semplice risparmio fiscale. Con TreCuori, infatti, il welfare sostiene l'economia locale: i lavoratori possono spendere il proprio credito welfare anche presso i fornitori di fiducia della propria zona (dalla palestra di quartiere al medico di famiglia), mentre gli esercenti convenzionati incassano i servizi a zero commissioni.
In questo modo, ogni euro investito in fringe e welfare aziendale non solo aumenta il potere d'acquisto del collaboratore, ma genera un valore sociale ed economico sul territorio, utile anche per la rendicontazione ESG dell'impresa.
I fringe benefit non sono una risorsa esclusiva delle grandi multinazionali. Con il supporto specialistico dedicato di TreCuori, costruire un piano su misura per la tua azienda è un percorso semplice, sicuro e senza complicazioni burocratiche.
