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Le grandi imprese sopra le nuove soglie dimensionali sono soggette agli obblighi CSRD.
La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è la direttiva dell'Unione Europea che impone alle aziende di pubblicare regolarmente informazioni dettagliate sui propri impatti ambientali, sociali e di governance (ESG), è stata oggetto di diversi interventi e aggiornamenti pertanto è normale trovarsi davanti a informazioni complesse: date che si aggiornano, sigle che si sovrappongono e obblighi che possono sembrare poco chiari.
La normativa ha una logica progressiva, strutturata per ondate, che coinvolge categorie diverse di aziende in momenti diversi. Capire questa logica è il primo passo per non confondersi e per non spendere energie su adempimenti che, almeno per ora, non riguardano le PMI.
In questo articolo trovi una guida semplice alla timeline della rendicontazione ESG e consigli su tutto ciò che serve per orientarsi senza confusione: perché conoscere per tempo gli obblighi CSRD non è solo una questione di compliance, ma un’opportunità per trasformare la sostenibilità in un vero vantaggio competitivo.
Il punto di partenza sono le grandi aziende già soggette alla precedente normativa sulla rendicontazione non finanziaria (la cosiddetta NFRD): enti di interesse pubblico di grandi dimensioni con più di 500 dipendenti. Queste organizzazioni sono state le prime a dover produrre report secondo i nuovi standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). Sono anche quelle che, nel bene e nel male, stanno già sperimentando sul campo cosa significa raccogliere dati di sostenibilità in modo strutturato e verificabile.
Le ondate successive, invece, hanno subito modifiche rilevanti con il Semplification Omnibus Package, il pacchetto europeo di semplificazione normativa che ha ridisegnato soglie e tempistiche posticipando di due anni gli obblighi di reporting per le aziende che, con la CSRD, avrebbero dovuto iniziare a rendicontare dal 2026 o dal 2027.
In questo modo molte aziende che si aspettavano di essere coinvolte, hanno guadagnato tempo, ma attenzione: guadagnare tempo non significa essere esclusi in via definitiva, significa avere un margine per organizzarsi meglio.
La domanda che vale la pena porsi non è solo «sono obbligato?», ma «quando devo iniziare a raccogliere i dati?». Perché la rendicontazione si riferisce sempre a un esercizio precedente: se il tuo primo obbligo di report scatta in un determinato anno, i dati che dovrai presentare sono quelli dell’anno precedente. Questo significa che la preparazione deve partire prima, molto prima di quanto si pensi.
Nuove soglie CSRD: quali aziende sono obbligate
Le modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus hanno spostato in avanti le scadenze per la maggior parte delle aziende e alzato le soglie minime per essere considerati soggetti obbligati.
La Direttiva (UE) 2026/470 ha infatti innalzato le soglie dimensionali previste dalla CSRD per l’obbligo di rendicontazione individuale e consolidata, ridefinendo il concetto di impresa soggetta alla rendicontazione di sostenibilità : la modifica prevede che l’obbligo di rendicontazione sia ora circoscritto alle imprese ed ai gruppi che superano congiuntamente la media annua di 1000 dipendenti e ricavi netti superiori a 450 milioni di euro.
Le piccole e medie imprese, dunque, anche se quotate, non sono più soggette all’obbligo di rendicontazione: per il momento, per queste la rendicontazione si profila solo come volontaria, ispirata al principio volontario di rendicontazione di sostenibilità (VS) previsto dalla Raccomandazione 2025/1710.
Cosa significa tutto questo in pratica? Significa che se sei un’azienda italiana di medie dimensioni che non supera queste soglie, non hai un obbligo normativo diretto nell’immediato. Ma significa anche che i tuoi clienti più grandi, quelli soggetti alla CSRD, potrebbero chiederti dati sulla tua impronta ambientale, sulle tue politiche sociali, sulla governance: la rendicontazione di sostenibilità sta diventando un requisito di filiera, non solo un obbligo legale.
Come prepararsi agli obblighi di rendicontazione CSRD
Sapere che esiste una scadenza è utile, ma è sapere cosa fare prima quello che fa davvero la differenza.
Per le aziende che rientrano nel perimetro obbligatorio, i passi concreti da avviare sono:
- Gap analysis: capire quali dati hai già, quali mancano e quali processi interni vanno rivisti
- Implementazione di un sistema di raccolta dati: strutturato, tracciabile e verificabile da terze parti
Per le PMI che non hanno un obbligo diretto ma operano come fornitori di grandi aziende, il consiglio è di non aspettare. Iniziare a misurare e documentare le proprie performance ESG oggi significa essere pronti a rispondere alle richieste della catena di fornitura domani e, magari, scoprire, spesso con sorpresa, che molte buone pratiche sono già in atto e meritano solo di essere rese visibili.
Rendicontazione di sostenibilità: un passo alla volta, senza aspettare l’obbligo
La timeline CSRD è complessa, ma la direzione è chiara: la rendicontazione di sostenibilità diventerà uno standard diffuso, non solo per le grandi aziende: chi inizia a strutturarsi oggi — anche senza un obbligo immediato — costruisce un vantaggio reale rispetto a chi aspetta l’ultimo momento.
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