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8 Ottobre 2026Bilancio di sostenibilità volontario: in vigore il nuovo standard europeo VS
Dal 24 settembre 2026 è in vigore il nuovo Voluntary Standard (VS) europeo per le imprese che non rientrano negli obblighi di rendicontazione di sostenibilità.
Lo standard nasce con l'obiettivo di offrire alle imprese un quadro di riferimento comune e proporzionato per la comunicazione delle informazioni ESG, rendendo più semplice e strutturato il percorso verso il bilancio di sostenibilità volontario.
Che cos'è il Voluntary Standard (VS)?
Con il nuovo Regolamento delegato (UE) 2026/1560, l’Unione Europea introduce uno standard volontario di rendicontazione pensato per le imprese fino a 1.000 dipendenti e, allo stesso tempo, definisce un limite alle informazioni che possono essere richieste alle imprese della catena del valore.
È un passaggio interessante perché sposta, almeno in parte, il tema del reporting dall’obbligo normativo alla relazione con il proprio ecosistema di business.
Il Voluntary Standard è lo standard europeo pensato per le imprese che scelgono di rendicontare volontariamente le proprie informazioni di sostenibilità, pur non essendo soggette agli obblighi previsti dalla normativa.
La sua introduzione rappresenta un passo verso una maggiore armonizzazione delle informazioni ESG richieste alle imprese, evitando che ogni interlocutore utilizzi criteri e questionari completamente differenti.
Per le aziende significa poter disporre di un riferimento comune per raccogliere, organizzare e comunicare i propri dati di sostenibilità.
Perché il bilancio di sostenibilità volontario è importante?
L'assenza di un obbligo diretto di rendicontazione non significa necessariamente assenza di richieste relative alla sostenibilità. Anche un’azienda che non è direttamente soggetta alla rendicontazione obbligatoria può infatti avere bisogno di dati ESG per rispondere alle richieste di clienti, filiere, banche o investitori. Esistono varie situazioni concrete in cui un’azienda si trova a dover rispondere a richieste ESG:
- La banca chiede dati ESG per la valutazione del credito
- Un grande cliente o capofila di filiera richiede informazioni sulla sostenibilità dei fornitori
- Un fondo di private equity vuole conoscere il profilo ESG dell’azienda prima di un investimento
- L’azienda partecipa a gare d’appalto che prevedono requisiti di sostenibilità
Per questo, la domanda da porsi non è più soltanto “dobbiamo fare un report?”, ma “quali informazioni ci vengono richieste e siamo in grado di raccoglierle e comunicarle in modo strutturato e credibile?”. La capacità di raccogliere e comunicare dati ESG strutturati e credibili può diventare un elemento importante anche per le imprese non direttamente obbligate alla rendicontazione.
Con la rendicontazione volontaria, le aziende si assicurano un forte vantaggio competitivo all’interno delle catene di fornitura. La direttiva CSRD obbliga infatti le grandi imprese a rendicontare vari dati di sostenibilità tra cui le emissioni di gas serra indirette di tutta la loro filiera, spingendole di fatto a selezionare e premiare i fornitori già in grado di fornire dati accurati.
Prepararsi in anticipo permette di rispondere alle richieste con maggiore rapidità e di evitare di dover ricostruire dati e informazioni ogni volta che vengono richiesti.
Il Value Chain Cap: cosa cambia per la catena del valore?
Con il nuovo Regolamento delegato (UE) 2026/1560, l’Unione Europea introduce anche il Value Chain Cap, un limite alle informazioni di sostenibilità che le imprese soggette agli obblighi di rendicontazione possono richiedere alle imprese della propria catena del valore che non superano i 1.000 dipendenti medi.
Il limite non riguarda qualsiasi informazione ESG: si applica ai datapoint specificamente individuati nell’Allegato II del Regolamento. Se la richiesta supera il limite, l’impresa che la formula deve indicare quali informazioni eccedono il limite e informare l’impresa della catena del valore del suo diritto di rifiutare.
L'obiettivo è rendere le richieste di informazioni ESG più proporzionate, evitando che gli obblighi di rendicontazione delle imprese più grandi si traducano in richieste eccessivamente complesse per le imprese più piccole della supply chain.
Questo aspetto è particolarmente rilevante per le PMI che, pur non essendo direttamente soggette agli obblighi di rendicontazione, possono essere coinvolte nei processi ESG dei propri clienti.
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